C’erano una volta i cartoni animati “made in Japan”.
mar 7th, 2004 | Di admin | Categoria: I nostri ricordidi Alessia Longhi
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L’Italia,alle soglie degli anni ‘80, fu invasa pacificamente da un esercito di robot, lottatori, orfane dalla vita travagliata, proveniente dal Paese del Sol Levante. Per i bambini di quei tempi fu una apparizione folgorante.
Il pomeriggio,dopo aver finito i compiti, attendevo con trepidazione l’inizio di “Heidi”,la pastorella svizzera inventata da un cartoonist con gli occhi a mandorla (un giapponese che dà vita a una ragazzina elvetica era la cosa più incredibile mai vista dai tempi della creazione di Adamo ed Eva).
Mi lasciavo coinvolgere anche dagli psicodrammi di Candy Candy che -maledetta!- tra un lutto e un amore frustrato aveva la possibilità di piangere sulla spalla di quel figo di Terence (ogni bambina del Belpaese riproduceva la faccia del bello della serie sulle pagine del diario di scuola) .Quanto a corteggiatori,Lady Oscar -al diavolo pure lei!- era messa decisamente bene: infatti le ronzavano intorno sia l’affascinate conte di Fersen che l’atletico Andrè. Se considerate che “er mejo” della mia classe era “Panzerotto”,il figlio del panettiere del paese, potete capire la ragione di tanta invidia.
Quando la mamma si accorgeva che trascuravo Peter e le sue caprette per godermi gli scontri di Mazinga mi propinava il rimprovero-simbolo delle madri anni ‘80:” Piantala di guardare quelle schifezze violente!”. Piccola osservazione sulle serie dei grandi robot: che bisogno c’era di gridare a squarciagola il nome dell’arma prescelta prima di estrarla? Non era sufficiente premere il bottone giusto evitando di sputare le tonsille (H.Banjo di Daitarn 3 era il migliore degli urlatori)?
Gli amanti dello sport potevano scegliere tra i massacranti allenamenti delle pallavoliste Mimì e Mila, e i campi chilometrici di Holly Hutton,un calciatore undicenne capace di tirare cannonate più potenti di quelle di Gigi Riva.
Nella mia scuola l’emulazione delle tecniche di combattimento del guerriero Ken Shiro causò un aumento esponenziale di lividi, occhi neri, e note sul registro.
Conosco dei trentenni che si commuovono sentendo la sigla di “Ufo Robot” e ti confesso che,a volte, se un ragazzo mi bidona all’ultimo momento per farsi una seratina “birraeruttolibero” con gli amici, rimpiango di non avere la bacchetta magica di Creamy per potermi vendicare. Magari trasformando la birra in Guttalax.
Grazie.
