Soft Cell

giu 2nd, 2008 | Di admin | Categoria: Musica

Marc Almond (voce) e David Ball (sintetizzatore)

Soft Cell fu un duo britannico di musica elettronica dei primi anni ‘80 .
Le loro canzoni si focalizzano su tematiche d’amore e sulla vita con soggetti come il sesso estremo, travestitismo, droghe e omicido.
Nel 1981 incisero il loro pezzo più famoso al mondo: un rifacimento di Tainted Love portata al successo da Gloria Jones.
(Ringraziamo per la recensione Desdemona)

Non Stop Erotic Cabaret (1981)

1. Frustration” – 4.12
2. “Tainted Love” – 2.34
3. “Seedy Films” – 5.05
4. “Youth” – 3.15
5. “Sex Dwarf” – 5.15
6. “Entertain Me” – 3.35
7. “Chips on My Shoulder” – 4.05
8. “Bedsitter” – 3.36
9. “Secret Life” – 3.37
10. “Say Hello, Wave Goodbye” – 5.24
 Il primo album realizzato da  Marc Almond – Dave Ball è indiscutibilmente una delle più eccitanti espressioni del techno-pop anni ‘80, nonostante sia conosciuto  per la famosissima “Tainted Love”. Eppure è proprio in questo album che trovano spazio alcune delle più originali soluzioni sonore del pop in quel decennio. Qual era il segreto della formula che – sdoganando al grande pubblico molte intuizioni dei Suicide e dei Kraftwerk – fu tuttavia sufficientemente accattivante da brillare di luce propria? Dave Ball era la mente. Geniale multistrumentista innamorato del northern soul, nonché abile tessitore di trame col sintetizzatore ora sinfoniche, ora hi-nrg. Su pezzi come “Frustration”, “Secret Life”, ”Entertain Me” e la già citata “Tainted Love” le sue algide tastiere disegnano spietate traiettorie funk, che costituiranno una delle chiavi del sound del decennio appena iniziato (a Martin Gore e Neil Tennant staranno fischiando le orecchie… ). Marc Almond era il braccio. Performer espressivo e sopra le righe come pochi, plasma letteralmente la forma delle canzoni col suo vivido lirismo e con lo scomodo immaginario omosessuale cui fa riferimento.Il titolo del disco è sintomatico, essendo il nome di un night a Soho, e la musica suona come la colonna sonora di un viaggio in un quartiere a luci rosse. Cronache di ordinaria depravazione nel Regno Unito pre-Thatcher e pre-Aids, tra nightclubbing e cinema porno. Emblematica in tal senso è la marcetta hi-nrg “Sex Dwarf”, con Almond che ripete languidamente “Isn’t it nice/Sugar and spice/Luring disco dollies to a life of vice?”. Oppure l’ansimante “Seedy Films”, in cui Almond inscena un bizzarro siparietto loureediano al grido di “feeling sleazy in sleepy sin city”. Un episodio strepitoso nel carpire dalla soul music l’aroma di sesso, sudore e fisicità e adattarlo al suono sintetico degli anni ‘80. Protagonista di questo gustoso gioco delle parti è quasi sempre la borghesia middle class frustrata e repressa in libera uscita (“Frustration” appunto, “Secret Life” e “Say Hello Wave Goodbye”, altro celeberrimo singolo). E’ invece struggente il microcosmo omosessuale più intimo cui fa riferimento Almond: quello di un adolescente che rincorre disperato la sua gioventù (“Bedsitter”, depositaria del marchio bedsitting che farà le fortune di Morrissey), per poi vederla sfumare come un granello di sabbia dalla mano (“Youth”). I brani in questione costituiscono l’apice del disco, con gli intrecci sinfonici di Ball che enfatizzano alla perfezione il pathos almondiano: “Dancing laughing Drinking loving/ And now I’m all alone In bedsit land/ My only home“ oppure “Youth has gone/ And don’t think I don’t cry /We let ourselves slip/ And now I ask myself why I’m on my own” sono squarci illuminanti in tal senso. E’ proprio questo lirismo – reminiscente di urgenza punk – a conferire al cabaret softcelliano quel quid che lo fa risplendere a 25 anni dalla sua pubblicazione. Non solo in un mare di opere speculari che non hanno saputo superare l’inevitabile obsolescenza di dischi basati su suoni elettronici, ma anche rispetto a tanti lavori elettronici del decennio scorso i cui autori sembrano già essere caduti nell’ oblìo.Recensione di  Donjunio

 Non Stop Ecstatic Dancing (1982)

1. “Memorabilia” – 5:22
2. “Where Did Our Love Go?” – 4:22
3. “What?” – 4:33
4. “A Man Could Get Lost” – 4:05
5. “Chips on My Shoulder” – 4:36
6. “Sex Dwarf” – 5:15
 Il secondo album di remix  realizzato nel 1982  considerato il primo disco “house” in Inghilterra. Come il nome implica NON STOP ECSTATIC DANCING e’ stato concepito  dalla BAND. Come dalla  loro stessa ammissione . sotto effetto di MDMA (comunemente ECSTASY). Sull’ispirazione di NON STOP EROTIC CABARET tutti e due gli album vengono registrati quasi simultaneamente a NEW YORK , quando all’epoca i GAY CLUB iniziavano ad emergere nella scena. L’album causo’ molte controversia come del resto il video, per la canzone SEX DWARF dove metteva in evidenza fruste, carne cruda, motoseghe e travestiti.

 The Art Of Falling Apart (1983)

1. “Forever the Same” – 5.06
2. “Where the Heart Is” – 4.34
3. “Numbers” – 4.55
4. “Heat” – 6.11
5. “Kitchen Sink Drama” – 3.56
6. “Baby Doll” – 6.44
7. “Loving You Hating Me” – 4.18
8. “The Art of Falling Apart” – 5.01
 La gestazione di “The art of falling apart” fu dunque complessa, sia per le enormi aspettative, sia per le prime spinte centrifughe all’interno del duo, di cui il titolo è chiaramente sintomatico. Il risultato fu un lavoro dal sapore epico, non privo di contraddizioni, ma dotato di momenti di assoluto spessore, e nel quale la perdita di quel quid di urgenza, confusione e viziosità che aveva contraddistinto il debutto fu in parte compensata da una maggiore audacia compositiva.
La prima facciata rivernicia, con fin troppo mestiere, il sound di “Non-stop erotic cabaret”: i suoni ossessivi e i vocalizzi caotici della disco-music seventies, le tastiere di matrice Suicide che ricreano l’enfasi up-tempo del Northern soul e un gusto melodico di derivazione Roxy Music nell’ intarsiare il tutto (emblematica in tal senso “Kitchen sink drama”, copia invero un po’ pallida di “Say hello wave goodbye”).
Anche le tematiche almondiane riprendono i suoi più celebri stilemi, benché il pathos di una “Youth” non venga eguagliato. In “Where the heart is” Marc riannoda i tormentati fili del bedsitting e dell’alienante condizione omosessuale giovanile, mentre in “Heat” sprofonda in un vortice di depravazione lasciva, nell’anonimato di una dark room. Proprio il brano in questione, sfociando in una coda sonora straniante, spiazza e introduce la seconda facciata. Qui entra in scena un imponente melodramma barocco. Sia Ball sia Almond alzano la posta, con impatto e godibilità assicurati. “Baby Doll” avvince, avvitandosi in una spirale grandiosa, proprio come la title track, in cui gli intrecci tra la grandguignolesca voce di Almond, le abbaglianti tastiere e il sintetizzatore di Ball raggiungono la perfezione, mentre di “Loving you, hating me”colpiscono gli echi di soul bianco e inusitate sgusciate di chitarra elettrica che squarciano opulenti squilli synth-pop.
Il viaggio sull’orlo del collasso prosegue con “Jimi Hendrix medley”, nel quale vengono destrutturati la sensualità e il groove della più classica delle icone rock in glaciali soluzioni minimaliste. “Martin” è invece uno degli apici dell’intero repertorio softcelliano: una intensa cavalcata in bilico tra torbida ferocia e raffinata teatralità, solcata da clangori percussivi e arrangiamenti frastornanti nel forgiare morbose figure quasi industrial, per trovare sfogo in un incubo senza riparo: un punto di partenza per molte derive gotiche anni 90, a partire da quelle del reverendo Manson.
Almond e Ball si separarono poco dopo, non prima di un altro album ancora di vaglia (il malato “Last night in Sodom”): il primo per iniziare una felice carriera solista, il secondo lontano dalle scene, a parte l’ottimo progetto dei Grid. La riuscita reunion di qualche anno fa avrebbe poi ribadito il consenso e l’ammirazione per il cabaret targato Soft Cell: sempre scintillante, proprio come quella vecchia insegna a Soho
 
Recensione di  Donjunio

 This Last Night In Sodom (1984)

1. “Mr. Self Destruct” – 3.12
2. “Slave To This” – 5.04
3. “Little Rough Rhinestone” – 4.33
4. “Meet Murder My Angel” – 4.39
5. “The Best Way To Kill” – 4.43
6. “L’Esqualita” – 7.03
7. “Down in the Subway” – 2.51
8. “Surrender to a Stranger” – 3.38
9. “Soul Inside” – 4.25
10. “Where Was Your Heart (When You Needed It Most)” – 5.09
 E’ il 4 album del duo realizzato dopo l’annuncio del loro scioglimento nelle varie riviste di musica inglesi. L’album rappresenta un cambiamento di stile erotico, delicato, dancefloor-friendly pop dai loro primi dischi, meglio rappresentato dalla loro piu’ famoso singolo TAINTED LOVE.
La copertina realizzata in rosso e oro ebbe un ottimo riscontro con la critica, ma in un’ultima analisi ricevette una scarsa attenzione commerciale, così interruppero la stampa. Uscì una copia rimasterizzata ma nonostante tutto cio’ le copie dell’album sono molto rare da trovarsi.

  

 

 

Tags: , , , , , ,

 

Lascia un commento