Il primo amore non si scorda mai
giu 17th, 2008 | Di admin | Categoria: I nostri ricordiAndrea ci ha scritto il suo ricordo degli anni 80. Lo pubblichiamo volentieri e invitiamo tutti a fare altrettanto.
1989
Un anno anche simbolico,
sono successe molte cose nell’ ‘89, non sto qui a elencarvele tutte, resta comunque il fatto che è l’ultimo anno di un decennio, un decennio particolare, come molti nostalgici (e non) sanno bene.
Gli anni 80 ragazzi, “gli anni 80 ci hanno fatto sognare, ed è per questo, che non li dimenticheremo mai”, questa è la frase di chiusura di uno dei fumetti che ho amato di più, Kimagure Orange Road, fumetto poi diventato cartoon di grande successo e (mal) trasposto in Italia con un titolo che definire idiota è eufemistico: “E’ quasi magia Johnny“.
Va beh, inizia diventare troppo nostalgico, e anche questo post vuole esserlo, non posso abbandonarmi a tutti i ricordi d’infanzia.
Dicevamo, il 1989, una data importante, per me, allora undicenne. Fu l’anno in cui comprai la mia prima tavola professionale. Di che sto parlando? Ma di skate naturalmente.
Ma andiamo con ordine.
Uno skate in casa mia c’è sempre stato, ho una foto di me ad 1 anno che sto seduto sopra una tavola, è una tavola di quelle anni 70, larga una decina di centimetri, lunga una 50, tutta piatta a forma ellittica, forse tutto è partito da questo, chissà…sta di fatto che sto skate, che era di mio cugino, di 8 anni più grande di me, girava in casa già dalla mia nascita, ma ovviamente non l’ho cagato mai molto, d’altronde era quasi un miracolo reggercisi in piedi, e improponibile andarci in strada. L’unica attività che svolgeva era farmi compagnia nelle ore di noia delle estati pomeridiane, quando non sapendo che fare mi spingevo avanti e indietro nella loggetta di casa. La stessa funzione la svolse un “banana” (ho scoperto che è simpaticamente chiamata così solo ora) cioè uno skate tutto in plastica,dai colori improponibili (giallo fluò) altrettanto piccolo, ma con un po di rialzo verso la coda, che, data la natura del materiale (da quel che mi ricordo) fece presto una brutta fine…Ma qualcosa intanto stava cambiando.
Non ricordo esattamente quale fu l’attimo che mi spinse a voler approfondire il rapporto con quella tavola con le ruote, e nemmeno il perché, certo all’epoca lo skateboarding era in uno dei suoi boom di popolarità più clamorosi, ma capirete, in un piccolo paesello della provincia marchigiana, non è che le cose arrivassero tanto in fretta, fatto sta che iniziai ad appassionarmi a quell’oggetto che comunque rimaneva un passatempo. Forse il fatto che nel frattempo era stato costruito un campetto al quarzo con lo specifico intento di essere usato come pista di pattinaggio (e per le partite di calcetto), ed il fatto che un’estate (quella di 2 anni prima credo) la passai a pattinare imparando velocemente forse contribuì…comunque, tanto fù che questa mia nuova passione mi spinse a bussare nuovamente alle tasche della mia famiglia, e (per Natale credo, ma non sono sicuro) ebbi uno skate “vero”, cioè una tavola dalle dimensioni giuste, in legno, con la coda alzata il giusto e la carta vetrata per non scivolare sopra., anche le ruote erano nettamente migliori, e i carrelli larghi, insomma un vero gioellino marcato Arcofalc.
A dire il vero anche con questo “giocattolino” (ora so che è un giocattolo, allora pensavo fosse il massimo) ci facevo poco, però iniziai a spingermici per le vie del paesello (erano più le volte che lo portavo a braccio, viste le condizioni – che ci sono tutt’ora!!! – dell’asfalto) sognando di essere sulle strade della California, assieme al mio amico Walter, che abitava vicino a me e con il quale condividevo ogni nuova scoperta…belle sensazioni.
I ricordi qui in generale mi si fanno confusi, non so se venne prima “USA Today” (mitico programma con l’allora sconosciuto – invece adesso…- Giorgio Mastrota ) che dava spesso 5 minuti di video di skate assieme alle altre novità provenienti dagli states, o “California skate“, o la più grossa scoperta dell’anno: il mitico giornalino “SKATE!” !!!!!!
A dire il vero, pensando alla cinematografia credo che l’amore per la tavola sia nato proprio guardando film, prima di California skate infatti (che è dell’ ‘89) ci fu un altro film che traviò le nostri giovani menti, in cui per la prima volta vidi “le acrobazie” fatte on the board, “Scuola di Polizia 4” (ve lo ricordate? Quello con Zed…)
Ricordo perfettamente però quella mattina d’estate in cui mi recai all’edicola vicino casa e vidi per la prima volta questo incredibile giornale che parlava interamente di skateboard: “SKATE!” appunto. Non vi dico l’emozione! Immediatamente lo comprai e corsi da W. a farglielo vedere, mi sa che siamo stati lì tutta la mattina a vedere e a commentare quello che ci pareva il giornale più fico del mondo (scoprimmo solo dopo che era na schifezza assurda, pubblicata dal direttore del “paninaro”, e che in giro c’era di molto meglio come per esempio XXX…va beh…). Le foto delle evoluzioni incredibili, i nomi dei pro americani, Tony Hawk, Tommy Guerrero, Christian Hosoi, Steve Caballero, i nomi dei trick (scoprimmo che si chiamavano così le evoluzioni), e…le tavole, ragazzi, le tavole…mica erano come le nostre quelle, no…erano diverse, erano tavole professionali.
Quell’ infimo giornale ebbe un merito: introdurci nel mondo dello skateboarding vero.
Da lì in poi iniziammo a capire che le possibilità con la tavola erano molto ampie, che c’era tutto un mondo da scoprire, un mondo di mode anche, certo, ma anche un mondo di autentica passione e sudore. Nei mesi successivi leggevamo sempre suddetta rivista, e ci ritrovavamo a skateare in giro per il paese, suscitando talvolta quella curiosità tipica di chi, abitando in un piccolo posto certe cose le ha solo viste in tv, o di chi aveva sempre visto lo skate come un giocattolo da casa. Togliemmo tutte le varie plasticacce agli skate (dovete sapere che all’epoca vendevano le tavole oggi dette “a pesce” complete di qualsivoglia, spesso inutile, protezione) ed io addirittura, col supporto di mio cugino , lo scartavetrai e lo riverniciai tutto, disegnandoci sotto un teschio con l’elmetto, cioè la copia di una grafica di una tavola famosa all’epoca. Nel frattempo cercavamo di imparare le manovre: passavamo interi pomeriggi a fare l’Ollie (cioè il salto…va beh, chi è andato almeno 1 volta in skate, o conosce skaters sa di che parlo), che cazzo, proprio non voleva venire, il tip tap, ecc… non avevamo gente più brava ad insegnarci, vedevamo le riviste (su SKATE! c’era anche la rubrica “lesson in skate”) e quei 5 minuti di video al giorno, ma tanto bastava.
Non ricordo quando o come, si unirono quasi da subito altri 2 ragazzi , anche loro del quartiere, Luca e Vincenzo, così iniziammo ad essere una “brigade” (come andava di moda dire all’epoca) con le nostre skateate di interi pomeriggi sotto il sole, il nostro linguaggio che ci differenziava da tutti gli altri preadolescenti che giocavano a calcio e seguivano le mode, con le nostre mode, i nostri idoli, e probabilmente con la “nostra” consapevolezza che eravamo nati nel posto sbagliato…
C’è da dire che la scena skate in Italia c’era, si stava formando, stavano vedendo su nomi che adesso sono conosciuti (Papik Rossi, Matteo Di Nisio, gli Zattoni ecc..), e che già all’epoca facevano trick che noi non sapevamo nemmeno esistessero, c’era qualche skate park rudimentale sparso per la penisola, contest, tour di pro americani ecc… ma tutto questo non ci riguardava, in qualche modo eravamo tagliati fuori, questo fece si che progredimmo molto poco, che (in verità) non sapevamo una fava di skate, ma tanto bastava, questo, forse, ci fece vivere inconsciamente un sogno, non eravamo ancora smaliziati, in qualche modo rese “mitico” e “onirico” quel periodo, almeno a guardarlo con gli occhi di adesso.
Comunque sia, andando avanti ci accorgemmo tutti che gli skate che avevamo proprio non andavano, bisognava passare a qualcosa di più, bisognava comprare delle tavole “pro”. Ora, il prezzo di una tavola all’epoca si aggirava sulle 100 mila lire, una 50ina per i truck (se non ricordo male) altrettanto per le ruote, più qualcosina per viti e cuscinetti (da prender rigorosamente in ferramenta). Insomma, era una bella cifra per noi poveri pischelli. Iniziammo a risparmiare.
Non ricordo ora esattamente chi comprò per primo l’attrezzatura pro, ricordo però l’emozione che provai io ad entrare nel negozio a prendere la mia tavola…ovviamente ero accompagnato da una parte consistente dei membri della famiglia (vista la spesa), e mi aggiravo in quel paradiso con sguardo ebete e trasognante. Il negozio non era specializzato, tutt’altro, semplicemente sfruttava l’ondata della moda skate vendendo 5-6 tavole e qualche ruota, ma tant’è, pur fra quei pochi esemplari la mia scelta era indecisissima.. non sapevo quale scegliere, c’era già (se non ricordo male) la “double deck” della Vision, che poi comprò Vincenzo e una Santa Cruz che già dalle foto viste sui giornali mi piaceva un bel po. Alla fine, scelsi una Caballero della Powell Peralta, rossa fiammante, con un dragone verde disegnato sotto, e la scritta gialla al lato. Ah che emozioni, tenerla in mano così nuova, odorante di legno, lucida….
A casa me la riguardavo e la toccavo, fra gli sguardi a metà tra il contento e il pietistico dei miei parenti, non ricordo bene, ma forse ci andai anche a dormire…
Quando montai il tutto stetti bene attento a mettere il grip, in modo che ci fosse lo stacco e una parte della tavola rimanesse “nuda”: lo stemma della Powell sopra si doveva vedere (era usanza così), per quanto riguarda i truck usai quelli dell’Arcofalc e le ruote quelle dei pattini (erano buone, poi erano questi i consigli del sopracitato giornalino), finalmente avevo il mio skate “pro”! Su insistenza di qualche mio familiare ci misi anche i rail pad (si chiamano così?) delle stecche di plastica (anche quelle recuperate dall’Arcofalc, che fra l’altro s’era spezzato pure una settimana prima) che si fissavano con le viti sotto la tavola, ai lati per slidare meglio ed proteggere la grafica…
Così pronto uscii per la prima raidata ufficiale, di collaudo. Ovviamente subito ci furono i dibattiti ed i commenti di rito, ricordo che quel giorno non provai nemmeno ad ollare per non rovinare subito la tavola…
Dopo qualche mese comprai anche i truck (dei Gullwing), e infine delle ruote da skate, un anno dopo ricomprai l’intero set up, ma questa è un’altra storia.
Chi non ha mai skateato (specie in quegli anni, e a quell’età) non può capire cosa si prova a girarsela con la tavola nuova sotto i piedi, la prima tavola vera. Forse sarà la stessa cosa di avere una bicicletta nuova potrebbe dire qualcuno, beh, no; di biciclette nuove ne ho avute, lo skate è un’altra cosa, in bici vanno tutti, in skate no. Paradossalmente somiglia di più alla prima uscita “ufficiale”con la propria ragazza , mano nella mano, quando hai 14 anni (ma anche dopo), e come non si scorda la prima ragazza di cui ci si è innamorati follemente, così non si scorda la prima tavola avuta, quella con cui poi suderai di brutto, quella con cui ti arrabbierai e prenderai a calci quando “non fa quello che deve” sotto i tuoi piedi, quella che forse un giorno si spezzerà, quella di cui dopo un po non ti fregherà più molto di conservargli la grafica, pur di imparare i trick, quella che verrà soppiantata poi, con altre tavole migliori, che avranno più nose, che saranno più leggere, quella che forse scorderai in qualche scantinato quando non skaterai più, quella che comunque, non potrai mai, mai smettere di amare.
Buona skateata a tutti/e

Ciao Andrea,
quanti ricordi dal tuo articolo. Anche per me il primo skate era nei primi anni 80, una piccola tavola gialla. Poi passato allo skate giocattolo da te citato, dove poi iniziavi a togliere il para punta, e la plastica sul fondo per poter ollare.
E poi i primi skate.
Ho rivissuto le emozioni dei primi giornali come ho rivissuto il dopo skate, quando non se ne parlava più, sparivano i giornali, sparivano i park, spariva lo skate dalla tv.
Ed è tornato negli ultimi anni, tanto che mi sono deciso e dopo 10 mi sono preso tavola e ho ripreso, a 31 anni!!! Non è mai tardi, c’è molta più paura a farsi male, ma la soddisfazione è quasi doppia!
ciao
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